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Gautama Buddha
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Siddhārthacite-ref-1[N 1] Gautama, meglio conosciuto come Buddhacite-ref-2[N 2]cite-ref-3[N 3] (in sanscrito सिद्धार्थ गौतमा; pāli, Siddhattha Gotama; Lumbini, 566 a.C.Kushinagar, 486 a.C.), è stato un monaco, filosofo, mistico e asceta indiano dai cui insegnamenti ha anche preso vita il Buddismo, una delle più importanti figure spirituali e religiose dell'Asia e del mondo.

L'esistenza di Gautama è collocata tradizionalmente tra il mwfg566 a.C. e il mwfw486 a.C., ma, data la contraddittorietà delle fonti, studi recenti la pongono due secoli più tardi.cite-ref-4[1] Egli proveniva da una famiglia ricca e nobile del clan degli mwhaŚākya, da cui anche l'appellativo mwhqmwhgŚākyamuni (l'asceta o il saggio della famiglia Śākya)cite-ref-5[2].

Contents

Fonti
Nascita
Fuga
Note

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Un solo Gautama Buddha, diversi nomi

Il termine mwjgsanscrito e mwjwpāli, mwkamwkqBuddha indica, nel contesto religioso e culturale indiano, "mwkgcolui che si è risvegliato" o "mwkwcolui che ha raggiunto l'mwlailluminazione".

Altri appellativi con cui viene spesso indicato Gautama Buddha sono i termini mwlgsanscriti:

• mwmqmwmgTathāgata: "mwmwIl Così Andato" o "Il Così Venuto", epiteto con cui Gautama Buddha indica sé stesso nei suoi sermoni, uguale alla forma pāli che compare di frequente nel mwnacanone pāli;
• mwngŚākyamuni: "Il saggio dei Śākya" (riferito al mwnwclan a cui apparteneva Gautama Buddha), utilizzato soprattutto nella letteratura del mwoaBuddismo Mahāyāna (mwoqSakyamuni nel canone pāli);
• mwowSugata: "Il Bene Andato", utilizzato soprattutto nell'ambito delle scritture del mwpaBuddismo Vajrayāna ma frequente anche nel canone pāli;
• mwpgBhagavān: "Signore", "Venerabile", "Illustre", Beato, Sublime, Perfetto. Dal sostantivo mwpwsanscrito mwqabhaga, "ricchezza", "fortuna". Nella letteratura buddista indica il Buddha.
• mwqgmwqwBodhisattva: "colui che sta percorrendo la via per diventare un mwrabuddha", o "colui che cerca di conseguire il 'Risveglio'" o "colui la cui mente (mwrqsattva) è fissa sulla mwrgmwrwbodhi", usato per indicare Gautama mwsaprima del conseguimento della condizione di Buddha.
• Nella letteratura di scuola mwsgTheravāda viene indicato con il nome mwswpāli di mwtaGotama Buddha.

La vita di Gautama Buddha secondo le tradizioni buddiste

Vite anteriori del Buddha

Nella tradizione buddista la vita di Gautama sarebbe stata preceduta da innumerevoli altre rinascite. In una prospettiva buddista tali rinascite non coincidono con il concetto di metempsicosi, o mwwatrasmigrazione di un'anima individuale, in quanto il concetto di sé permanente (mwwqātman) è esplicitamente negato con la dottrina dell'mwwganātman. Non sono forme di mwwwreincarnazione, ma scandite dalla successione di vite legate fra loro dalla trasmissione degli effetti del mwxakarma.

Queste mwxgmwxwJātaka («vite anteriori»), che nella tradizione fanno parte integrante della vita di Gautama, furono incluse nel mwyacanone buddista e sono formate da 547 racconti edificanti in cui compaiono animali, dèi, e uomini delle più diverse estrazioni sociali e castali.

Fonti

Sulla vita di Gautama Buddha esistono numerose tradizioni mwywcanoniche. La più antica biografia autonoma di Gautama Buddha ancora oggi disponibile è il mwzamwzqMahāvastu, un'opera della scuola Lokottaravāda del mwzwBuddismo dei Nikāya risalente agli inizi della nostra Era, redatta in mwaasanscrito ibrido.

Esistono anche il mwagmwawLalitavistara, il mwbamwbqBuddhacarita di mwbgAśvaghoṣa e l'mwbwAbhiniṣkramaṇasūtra. Di quest'ultimo sutra, dal titolo in lingua cinese 佛本行集經 mwcqFó běnxíng jí jīng, sono disponibili ben cinque versioni nel mwcgCanone cinese, conservate nel mwcwmwdaBěnyuánbù.

Più tarda (IV, V secolo d.C.) è la raccolta biografica, sempre autonoma, contenuta nel mwdgMūla-sarvāstivāda-vinaya-vibhaṅga. Episodi della sua vita non come biografie autonome si conservano anche nelle raccolte dei suoi discorsi riportati negli mweamweqĀgama-Nikāya.

Secondo Erich Frauwallnercite-ref-6[3] tutto questo materiale biografico, autonomo o inserito nelle raccolte dei sermoni di Gautama Buddha, farebbe parte di una prima biografia composta un secolo dopo la sua morte, e inserita come introduzione allo mwgaSkandhaka, a sua volta un testo del mwgqmwggVinaya. Di diverso avviso sono altri studiosi come mwgwÉtienne Lamottecite-ref-7[4] e André Bareaucite-ref-8[5] per i quali invece le biografie di Gautama Buddha hanno subìto una graduale evoluzione partendo proprio dalle narrazioni episodiche contenute negli mwjqmwjgĀgama-Nikāya e nei mwjwmwkaVinaya per poi evolversi nelle raccolte autonome come il mwkqmwkgMahāvastu.

Nascita

Nel complesso queste biografie tradizionali narrano della sua nascita avvenuta nel mwlqNepal meridionale, a mwlgLumbinicite-ref-9[6] (non distante da mwmwKapilavastu), e raccolgono numerosi racconti e leggende che hanno l'obiettivo di evidenziare la straordinarietà dell'avvenimento: miracoli che ne annunciano il concepimento, chiari segnali che il bimbo che stava per venire al mondo sarebbe stato un mwnaBuddha.

La sua famiglia di origine (Śākya significa "potenti") si dice fosse ricca: una stirpe guerriera che dominava il paese e che aveva come capostipite leggendario il re Ikṣvāku.

Il padre di Siddartha, il mwoamwoqrāja mwogSuddhodana, regnava su uno dei numerosi stati in cui era politicamente divisa l'India del nord. La madre di nome mwowMāyā (o Mahāmāyā) è descritta di grande bellezza.

Suddhodana e Māyā erano sposati da molti anni e non avevano avuto figli. Nel mwpqmwpgBuddhacarita si racconta che Mahāmāyā sognò che un elefante bianco le penetrò nel corpo senza alcun dolore e ricevette nel grembo, "senza alcuna impurità", Siddharta che fu partorito nel bosco di Lumbinī, dove il figlio le nacque da un fianco senza alcun dolore. Siddharta, sempre secondo il racconto del Buddhacarita, nacque pienamente cosciente e con un corpo perfetto e luminoso e dopo sette passi pronunciò le seguenti parole:

«Per conseguire l'Illuminazione io sono nato, per il bene degli

esseri senzienti

; questa è la mia ultima esistenza nel mondo»

(Aśvaghoṣa. Buddhacarita, canto I, 15)

Sempre secondo il mwqgmwqwBuddhacarita (canto I) dopo la nascita di Siddartha furono invitati a corte mwrabrahmani e asceti per una cerimonia di buon auspicio. Durante questa cerimonia si racconta che il vecchio saggio Asita trasse, com'era consuetudine, l'oroscopo del nuovo nato e riferì ai genitori dell'eccezionale qualità del neonato e la straordinarietà del suo destino: tra le lacrime, spiegò che egli sarebbe infatti dovuto diventare o un Monarca universale (mwrqmwrgChakravartin, sans., mwrwCakkavattin, pāli), oppure un asceta rinunciante destinato a conseguire il risveglio, che avrebbe scoperto la Via che conduce al di là della morte, ossia un Buddhacite-ref-10[7]. Alla richiesta di spiegazioni sulla ragione delle sue lacrime, il vecchio saggio spiegò che erano dovute sia alla gioia d'aver scoperto un tale essere al mondo, sia alla tristezza che gli derivava il constatare che la sua età troppo avanzata non gli avrebbe permesso di ascoltare e di beneficiare degli insegnamenti di un tale essere realizzato. Si fece pertanto giurare dal nipote Nālaka che lui avrebbe seguito il Maestro una volta che fosse cresciuto e che ne avrebbe imparato e messo in pratica gli insegnamenticite-ref-11[8].

Il padre rimase turbato dalla possibilità che il figlio lo abbandonasse, privandolo della legittima successione al trono, e organizzò tutto quanto potesse impedire l'evento premonito. La madre mwuqMāyā morì a soli sette giorni dal parto e il bimbo venne quindi allevato dalla seconda moglie del re Suddhodana, mwugPajāpatī, una sorella minore della defunta Māyā, nel più grande sfarzo. Figlio, quindi, di un mwuwmwvarāja, cioè di un capo eletto dai maggiorenti cui era affidata la responsabilità del governo, ricevette il nome di Siddharta (="quegli che ha raggiunto lo scopo") Gautama ("l'appartenente al ramo Gotra degli Śākya").

Siddharta mostrò una precoce tendenza contemplativa, mentre il padre l'avrebbe voluto guerriero e sovrano anziché monaco. Il principe si sposò giovane, all'età di sedici anni, con la cugina Bhaddakaccānā, nota anche con il nome di mwvgYashodharā, con la quale ebbe, tredici anni più tardi un figlio, mwvwRāhula. Nonostante però fosse stato allevato in mezzo alle comodità e al lusso principesco e fatto partecipare alla vita di corte in qualità di erede al trono, la profezia del saggio Asita puntualmente s'avverò.

Genealogia

rāja ??? Śākya
├─ rāja Sihahanu Śākya
│ @ rājñī Kaccanā
│ └─ rāja Suddhodana Śākya (*Kapilavastu / +Kapilavastu)
│ @1 rājñī Māyā (Mahāmāyā) (*Devdaha, 617 a.C. / +Kapilavastu, 566 a.C.), figlia di Anjana Śākya, rāja di
│ Devdaha, & di rājñī Yasodharā
│ └─ Siddhārtha Gautama Śākyamuni Buddha (*Lumbinī, 566 a.C. / +Kuśināgara, 486 a.C.)
│ @(550) Yashodharā (Bhaddakaccānā) (*566 a.C. / +488 a.C.), figlia di Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā, & di rājñī
│ Pamitā Śākya
│ └─ Rāhula Śākya (*Kapilavastu, 534 a.C.)
│ @2 rājñī Mahāprajāpatī Gautamī (Pajāpatī), figlia di Anjana Śākya, rāja di Devdaha, & di rājñī Yasodharā
│ ├─ Saundarananda-Mahakavya Śākya (Nanda il Bello)
│ └─ Sundarī Nandā Śākya
├─ Anjana Śākya, rāja di Devdaha
│ @ rājñī Yasodharā
│ ├─ Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā [vedi sopra]
│ ├─ rājñī Māyā (Mahāmāyā) Śākya (*Devdaha, 617 a.C. / +Kapilavastu, 566 a.C.) [vedi sopra]
│ └─ rājñī Mahāprajāpatī Gautamī Śākya (Pajāpatī) [vedi sopra]
└─ rājñī Pamitā Śākya [vedi sopra]
@ Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā [vedi sopra]
├─ Yashodharā (Bhaddakaccānā) (*566 a.C. / +488 a.C.) [vedi sopra]
└─ Devadatta

Fuga

A 29 anni, ignaro della realtà che si presentava fuori della reggia, uscito dal palazzo reale paterno per vedere la realtà del mondo, testimoniò la crudeltà della vita in un modo che lo lasciò attonito. Incontrando un vecchio, un malato e un morto (altre fonti narrano di un funerale), comprese improvvisamente che la sofferenza accomuna tutta l'umanità e che le ricchezze, la cultura, l'eroismo, tutto quanto gli avevano insegnato a corte erano valori effimeri. Capì che la sua era una prigione dorata e cominciò interiormente a rifiutarne agi e ricchezze.

Poco dopo essersi imbattuto in un monaco mendicante, calmo e sereno, decise di rinunciare alla famiglia, alla ricchezza, alla gloria ed al potere per cercare la liberazionecite-ref-12[9]. Secondo il mwatmBuddhacarita (canto V), una notte, mentre la reggia era avvolta nel silenzio e tutti dormivano, complice il fedele auriga Chandaka, montò sul suo cavallo mwatqKanthaka e abbandonò la famiglia ed il reame per darsi alla vita asceticacite-ref-13[10]. Secondo un'altra tradizione comunicò la propria decisione ai genitori e, nonostante le loro suppliche e lamenti, si rasò il capo e il volto, smise i suoi ricchi abiti e lasciò la casacite-ref-14[11]. Fece voto di povertà e compì un percorso tormentato d'introspezione critica. La tradizione vuole ch'egli abbia intrapreso la ricerca dell'illuminazione a 29 anni (mwat0536 a.C.).

Pratica della meditazione

Dopo la fuga dalla società, mwauqabhiniṣkramaṇacite-ref-15[12], Gautama si diresse dall'asceta Āḷāra Kālāmacite-ref-16[13] che soggiornava nella regione del mwau0Kosalacite-ref-17[14]. Lì si esercitò sotto la sua guida nella meditazione e nell'ascesi, per conseguire la mwaviākiñcaññayatana, la "sfera di nullità" che per Āḷāra Kālāma coincideva col fine ultimo della liberazione, mwavmmwavqmokṣa.

Insoddisfatto del conseguimento, Gautama si spostò quindi verso la capitale del mwavyregno Magadha per seguire gli insegnamenti di Uddaka Rāmaputtacite-ref-18[15]cite-ref-19[16]. Per questi la liberazione era conseguibile attraverso la meditazione che, esercitata tramite le quattro mwav8mwawajhāna, portava alla sfera del mwawenevasaññānāsaññāyatana, la sfera della né percezione né non-percezionecite-ref-20[17].

Pur avendo raggiunto la meta indicata dal maestro, Gautama non si ritenne soddisfatto e decise di lasciarlo per stabilirsi presso il piccolo villaggio di Uruvelā, dove il fiume Nerañjarā (l'odierno Nīlājanā) confluisce nel Mohanā per formare il fiume Phalgu, a pochi chilometri dall'odierna mwawcBodh Gaya. Qui trascorse gli ultimi anni prima dell'illuminazione, insieme a mwawgcinque discepoli di famiglia brahmanica: i venerabili Añña Kondañña, Bhaddiya, Vappa, Mahānāma e Assaji di cui era divenuto a sua volta maestro spirituale. Le pratiche ascetiche, dietetiche e meditative che sviluppò in questo periodo non sono note, anche se la tradizione successiva le descrive particolarmente austere.

Ad un certo punto anche questa strada si dimostrò priva di sbocchi e, comprendendo l'inutilità delle pratiche ascetiche estreme e dell'automacerazione, tornò a una dieta normalecite-ref-21[18] accettando una tazza di riso bollito nel latte offertagli da una ragazza di nome mwaw4Sujatā. Ciò gli costò la perdita dell'ammirazione dei suoi discepoli, che videro nel suo gesto un segno di debolezza e lo abbandonarono. Desideroso di conoscere le cause della miseria presente nel mondo, Gautama capì che la conoscenza salvifica poteva essere trovata solo nella meditazione di profonda visione e che questa poteva essere sostenuta solo se il corpo fosse stato in buone condizioni, non spossato da fame, sete e sofferenze autoinflitte.

Illuminazione

A 35 anni, nel mwaxu530 a.C., dopo sette settimane di profondo raccoglimento ininterrotto, in una notte di luna piena del mese di maggio, seduto sotto un mwaxyalbero di fico a mwaxcBodh Gayacite-ref-22[19] a gambe incrociate nella mwaxwposizione del loto, a lui si spalancò l'illuminazione perfetta: egli meditò una notte intera fino a raggiungere il mwax0Nirvāṇacite-ref-23[20].

Il Buddha conseguì, con la meditazione, livelli sempre maggiori di consapevolezza: afferrò la conoscenza delle mwaymQuattro nobili verità e dell'mwayqOttuplice sentiero e visse a quel punto la Grande Illuminazione, che lo liberò per sempre dal ciclo della rinascita (da non confondersi con la dottrina induista della mwayureincarnazione, che fu esplicitamente rigettata con la dottrina del "non Sé", mwayymwaycanātman).

La prima settimana dopo l'illuminazione Gautama Buddha rimase in meditazione sotto la mway8mwazaFicus religiosa. Altre tre settimane le passò meditando sotto tre altri alberi: la prima sotto un mwazeajapāla (mwazimwazmFicus benghalensis o mwazqFicus indica), la seconda sotto un mwazumucalinda (sanscrito: mwazymucilinda; mwazcmwazgBarringtonia acutangula), la terza sotto un mwazkrājāyatana (mwazomwazsBuchanania latifolia).
Sotto l'mwaz0ajapāla fu raggiunto da un mwaz4mwaz8brāhmaṇa che lo interrogò sulla natura dell'essere mwaaabrāhmaṇa, e la risposta fu che tale è chi ha sradicato il male e parla in accordo con il mwaaemwaaiDharmacite-ref-24[21], smentendo così implicitamente che fosse dovuto a una condizione dettata dalla nascita e dall'appartenenza di casta.
Durante la meditazione sotto il mwaagmucalinda si sviluppò un temporale che durò sette giorni, ma uno spirito-serpente del luogo, un mwaaknāga, protesse il Buddha dalla pioggia e dal freddocite-ref-25[22]cite-ref-26[23].
Sotto il mwabmrājāyatana il Buddha sperimentò la gioia della liberazione dalle rinascite. In quella circostanza gli fecero visita due mercanti, Tapussa e Bhallika, che gli offrirono dei dolci al miele e presero mwabqrifugio nel Buddha e nel suo mwabuDharma, divenendo così i primi mwabyupāsaka, seguaci laicicite-ref-27[24]. Nella settimana seguente il Buddha tornò a meditare sotto l'mwabsajapāla, e si interrogò se dovesse diffondere la dottrina o se dovesse mantenerla solo per sé, essendo "mwabwdifficile da comprendere, al di là della ragione, comprensibile solo ai saggi"cite-ref-28[25]. mwaceBrahmā, il "Signore del Mondo", giunse di fronte al Buddha e inginocchiatosi lo implorò di diffondere la sua dottrina "mwaciper aprire i cancelli dell'immortalità" e permettere al mondo di udire il mwacmDharmacite-ref-29[26].

Avendo dunque il Buddha deciso di diffondere la sua dottrina, senza alcuna distinzione, dopo aver escluso i suoi precedenti maestri, Āḷāra Kālāma e Uddaka Rāmaputta, in quanto conscio della loro già avvenuta morte, decise di recarsi dapprima a mwackSārnāth, nei pressi di mwacoVaranasi (mwacsBenares) dai suoi primi cinque discepoli, i mwacwpañcavaggiyā.

Nei pressi di Sārnāth si imbatté nell'asceta Upaka, della scuola degli mwac4Ājīvika, deterministi che non accettavano l'idea di una causa né nella possibilità di modificare il destino. Interrogato su di chi fosse seguace, il Buddha rispose di non aver più maestri e di essere perfettamente illuminato "mwac8quanti hanno vinto l'illusione sono come me vittoriosi. Ho vinto quanto è male e così, Upaka, sono il vittorioso"cite-ref-30[27]. Upaka ribatté "mwadqpuò darsi" e se ne andò.

Messa in moto della Ruota del Dharma

Il Buddha giunse infine a mwad0Sārnāth, nel Parco delle Gazzelle, dove trovò i mwad4pañcavaggiyā, che avevano intenzione di ignorarlo. Ma il suo aspetto radioso e completamente rilassato li vinse immediatamente. Alla notizia che aveva conseguito il Perfetto Risveglio lo accolsero come maestro e gli chiesero di condividere quanto aveva scoperto.

Le parole che pronunciò allora si sono conservate nel primo breve sūtra, il mwaeaDhammacakkappavattana-vagga Sutta (mwaeeLa messa in moto della Ruota della Dottrina), che si apre con la condanna delle due vie estreme: l'estremismo connesso alla mera appagazione dei sensi, volgare e dannoso, e l'estremismo connesso all'automortificazione, doloroso, volgare e dannoso.

Quella del Buddha si presenta invece come una "mwaemVia di mezzo [...] apportatrice di chiara visione e di conoscenza" che "mwaeqconduce alla calma, alla conoscenza trascendente, al risveglio, al mwaeunibbāna"cite-ref-31[28]

Quindi il Buddha analizza il contenuto della "via di mezzo", illustrando l'mwaesOttuplice Sentiero, la base del comportamento etico quale causa necessaria per il conseguimento del risveglio. Ma, procedendo a ritroso, il Buddha spiega il motivo per cui questo Sentiero apporta l'approdo alla sponda opposta al mwaewSaṃsāra: questo è dettato dalle mwae0Quattro nobili verità.

La prima delle Quattro verità è quella del dolore "mwae8l'unione con quel che non si ama è dolore, la separazione da quel che si ama è dolore, il non ottenere ciò che si desidera è dolore"cite-ref-32[29]. Quindi la combinazione dell'mwafqimpermanenza dell'esistente e l'attaccamento è la causa del dolore, la seconda verità. Questa sarebbe poi stata ampiamente discussa e analizzata dal Buddha nel corso di tutta la sua predicazione, fino a trovarne la formalizzazione nella mwafupaṭicca samuppāda, la catena della mwafycoproduzione condizionata, in cui ogni causa ha un effetto, una spirale apparentemente invincibile.

Ma la distruzione della schiavitù del dolore è possibile, la terza verità: la liberazione è possibile. E come è il tema della quarta verità, che rimanda al mwafgOttuplice Sentiero da cui si era partiti.

Il Buddha quindi proclama che ciascuna di queste verità è stata da lui riconosciuta, compresa e visualizzata, e questo triplice momento della quadripartizione della verità lo ha portato al "supremo perfetto risveglio"cite-ref-33[30]

A questo punto Añña Kondañña divenne mwaf8Arhat ed esclamò: "mwagatutto quello che nasce è destinato a perire!" e gli dei ctoni e di tutti i paradisi gridarono di gioia, il sistema dei diecimila mondi ebbe un sussulto e apparve un grandioso splendore: la ruota del Dharma era stata avviatacite-ref-34[31].

Añña Kondañña divenne primo mwagyBhikkhu a essere ordinato, con la celebre esclamazione del Buddha "mwagcEhi Bhikkhu!" ("mwaggVieni monaco!") che diverrà la formula tradizionale di ordinazione buddista, e dando così origine al mwagkSaṅghacite-ref-35[32].

La predicazione del Buddha segnò sotto molti aspetti un punto di radicale rottura con la dottrina del mwag8Brahmanesimo (che poi prese la forma di mwahaInduismo) e dell'ortodossia religiosa mwaheindiana dell'epoca. Infatti, in maniera non dissimile da quello del fondatore del mwahiGiainismo, mwahmMahāvīra, il suo insegnamento non riconosceva il predominio della mwahqcasta mwahubrahmanica sull'ufficio della religione e la conoscenza della verità, bensì a tutte le creature che vi aspirino praticando il mwahyDharma.

Predicazione ed insegnamento

Negli anni successivi al mwahknirvana, il Buddha si spostò lungo la mwahopianura gangetica predicando ai laici, accogliendo nuovi monaci e fondando comunità monastiche che accoglievano chiunque, indipendentemente dalla condizione sociale e dalla casta di appartenenza, fondando infine il primo ordine monastico mendicante femminile della storia. A condizione che l'adepto accettasse le mwahsregole della nuova dottrina, ognuno era ammesso nel mwahwsangha.

Scansione dei Vassa

A causa dell'assenza di una tradizione storiografica e cronologica in India, la scansione dei suoi spostamenti non fu registrata che molti secoli dopo gli eventi, e anche questa in maniera frammentaria nei vari sutra e nei mwaieVinaya delle varie tradizioni. Tra i testi più interessanti per la cronologia spiccano due testi tradotti in cinese, il mwaiiBadalingta Minghao jingcite-ref-36[33] (T.32:773b) e il mwaicSengqieluocha suoqi jing (T. 4:144b), e un testo tibetano, il mwaigChos-ḥbyung di Bu-stoncite-ref-37[34]. Nella tradizione birmana si riscontrano altre cronologie.cite-ref-38[35] Dalla comparazione di queste fonti, scandite per anno di vita del Buddha, si enumerano i luoghi in cui passò il mwajeVassa, o periodo monsonico dedicato alla sosta in un medesimo posto che è norma del mwajisangha. Nonostante le tradizioni così diverse, spazialmente e temporalmente, si ottiene un quadro notevolmente uniforme per localizzazione geografica della vita del Buddha.cite-ref-39[36]

Le prime conversioni

Dopo la conversione dei mwa6ypañcavaggiyā a mwa6cSārnāth, Gautama convertì Yasa, figlio di un ricco mercante di mwa6gVārāṇasī. Fu il primo non asceta ad entrare nella comunità monastica, presto seguito dai suoi amici, Vimala, Subāhu, Puṇṇaji e Gavaṃpati, figli di altre facoltose famiglie mercantilicite-ref-41[38]. Quindi i genitori di Yasa divennero i primi laici a essere riconosciuti come tali e a prendere rifugio nei mwa60Tre Gioielli, e di lì seguirono altre decine di conversioni e numerosi giovani di mwa64Vārāṇasī entrarono nel mwa68Sangha. A questo punto, un anno dopo, il Buddha si diresse nuovamente al luogo dove aveva conseguito l'illuminazione.

Nella zona dell'attuale mwa7yBodh Gaya a quel tempo vi predicavano tre fratelli: Uruvela Kassapa, Nadī Kassapa e Gayā Kassapa, dediti al culto del fuoco (è ipotizzabile fosse un culto vedico, dedicato ad mwa7cAgni, o locale e post-vedico). Dopo averli superati nelle arti magiche che praticavanocite-ref-42[39], li convertì assieme a un migliaio dei loro seguaci. Quindi, andato il Buddha con tutti questi nuovi membri del sangha, verso la capitale Rajgir, espose sul monte Gayāsīsa il mwa7wmwa70Sūtra del Fuococite-ref-43[40]. "Monaci! Tutto è in fiamme!" esordì, e proseguì elencando gli organi di senso in fiamme, fiamme che si estendono alle funzioni mentali, le sensazioni che provano dovute alle percezioni e individuando la causa nell'avidità, nell'odio e nell'illusione (i mwa8itre veleni). Solo con la liberazione da questi veleni i discepoli si sarebbero potuti liberare e sconfiggere la morte.

L'arrivo del Buddha nella capitale del mwa8wregno Magadha provocò un'ondata di conversioni, compresa quella del sovrano mwa80Bimbisāra, allora a capo del più potente stato dell'India settentrionale. Questi, in segno di devozione, regalò al Buddha il monastero di Veṇuvanacite-ref-44[41], sito nel Bosco di Bambù poco oltre la porta settentrionale della capitale Rajgir. In questo periodo si colloca anche la conversione, grazie ad Assaji, di mwa9iSāriputta e mwa9mMoggallāna, che diverranno i due discepoli principali del Buddha.

A Kapilavatthu e nel Kosala

Dopo aver completato la permanenza a Rajgir con la conversione, nei pressi di mwa9oGaya, di mwa9sMahā-Kassapa (destinato a diventare un famoso discepolo), il Buddha si diresse a mwa9wKapilavatthu, la capitale dei Sakya, sua terra natale.

Lì, dopo aver chiesto cibo in elemosina casa per casa, fu fatto accedere alla sala del congresso della nobiltà Sakya per tenere un sermonecite-ref-45[42]. Quindi il Buddha fece visita a suo padre Suddhodana e a sua moglie Yasodharā, convertendoli. Ordinò quindi suo fratellastro Nandacite-ref-46[43] e suo figlio Rāhula.

Le conversioni compresero sia appartenenti alla nobiltà Sakya che membri delle caste più infime, come il caso del barbiere Upāli. Fu in questa occasione che divenne norma che l'ordine di rispetto tra i monaci dovesse essere basato esclusivamente sull'anzianità calcolata dal giorno della presa dei voti, tanto che i giovani nobili Sakya chiesero di essere ordinati immediatamente dopo Upāli per doverlo omaggiare e sconfiggere così la loro superbia. Tra i convertiti che espressero questa scelta anche Ānanda, il cugino del Buddha, e Devadattacite-ref-47[44].

Lasciata la sua terra natale, la repubblica nobiliare dei Sakya, il Buddha si diresse nel mwa-aKosala, il regno che deteneva l'mwa-eegemonia su Kapilavatthu. Il Kosala a quei tempi era retto dal re Prasenadi (mwa-isanscrito: mwa-mPrasenajit), con cui il Buddha ebbe numerosi incontri cordiali.

Nella capitale del Kosala, mwa-uSāvatthī (sanscrito: mwa-yŚrāvastī), il facoltoso mercante Sudatta Anāthapiṇḍika (precedentemente convertito a Rajgir) comprò da Jeta, un principe figlio di Prasenadi, un grande appezzamento di terreno nella periferia meridionale della città; donato al mwa-csangha, divenne uno dei principali luoghi di sosta del Buddha e grande centro di diffusione del Dharma, noto come il monastero mwa-gJetavana (il "Parco di Jeta")cite-ref-48[45].

In questo luogo il Buddha visitò il monaco Pūtigatta Tissa, seriamente ammalato, lo lavò e se ne prese cura fino alla sua morte. Qui esortò i monaci a prendersi cura reciprocamente: non avendo più famiglia né mezzi, avendo reciso i legami con il mondo, avrebbero dovuto aver cura l'uno dell'altro.

«Chi mi serve serva i malati»

«

Yo bhikkhave maṃ upaṭṭaheyya so gilānan upaṭṭaheyya

»

In un altro sutra che tratta della stessa vicenda il Buddha esplicita:cite-ref-50[47]

«Non c'è differenza di meriti nel fare donazioni a me e aver cura dei malati, accudire i malati è servire il Buddha»

Gli elenchi dei convertiti nel Kosala mostrano come l'origine castale dei monaci e dei laici fosse in prevalenza mwba4brahmanica e mercantile (come Subhūti), con minoranze tra la casta guerriera, cui apparteneva lo stesso Buddha, e le classi inferiori.

A Rajgir

A mwbbwRajgir, nella capitale del mwbb0Magadha, oltre al monastero di mwbb4Venuvana fuori dalla porta settentrionale concesso dal sovrano mwbb8Bimbisāra, il mwbcasaṅgha ebbe in dono il monastero di mwbceJīvakarana, nei pressi del "Boschetto di Manghi" (mwbciAmbavana), dono di Jīvaka Komārabhacca, medico personale del sovrano, che desiderava che il Buddha soggiornasse più vicino alla sua dimoracite-ref-51[48].

Fu in quella sede che il Buddha espose il mwbcgJīvaka Sutta, in cui si fa divieto ai monaci di mangiare carne se hanno conoscenza che l'animale sia stato ucciso solo per essere dato loro in pasto, e parimenti fa divieto ai laici di uccidere animali con lo scopo di nutrire i monacicite-ref-52[49].

Non lontano da Rajgir, a Gayāsīsa, soggiornava il monaco Devadatta, che godeva dei favori del figlio del re Bimbisāra, mwbc4Ajātasattu. In presenza di monaci, laici e del sovrano di Rajgir, Devadatta chiese al Buddha, ormai in età avanzata, di prendere il controllo del Sanghacite-ref-53[50]. Tra le riforme che avrebbe voluto introdurre tutte volgevano ad una maggiore austerità: obbligo di dimora nelle foreste; vestirsi solo di abiti trovati nelle discariche; non accettare inviti a pranzo dai laici; astenersi dalla carne anche se offerta. Il Buddha rifiutò di nominarlo a capo della comunità monastica.

Devadatta, intravedendo nella fedeltà di Bimbisāra al Buddha l'ostacolo principale nella sua ascesa, convinse il principe Ajātasattu a perpetrare un colpo di Statocite-ref-54[51]. In seguito Bimbisāra fu imprigionato e lasciato morire di fame, nonostante questi avesse volontariamente abdicato in favore del figliocite-ref-55[52].

Ottenuto l'appoggio del nuovo sovrano, Devadatta tentò di assassinare il Buddha con l'aiuto di alcuni arcieri di Ajātasattu, che si rifiutarono. Quindi Devadatta stesso provò l'omicidio: prima lanciando un masso dal Gijjhakūta, il "Picco dell'Avvoltoio" (le ferite riportate dal Buddha furono alleviate dai trattamenti medici di Jīvaka Komārabhacca), quindi ubriacando un elefante reale (Nalāgiri) che avrebbe dovuto schiacciare il Buddha, che invece lo affrontò, placandolocite-ref-56[53]. Il Buddha, tornato la sera al monastero Venuvana, raccontò la storia mwbeyCullahamsa Jātaka in onore della fedeltà di Ānandacite-ref-57[54].

Ajātasattu, pieno di rimorsi, smise di sostenere Devadatta e chiese perdono al Buddha, che lo accolse tra i fedeli laicicite-ref-58[55].

Devadatta, avendo perso l'appoggio regale e conscio dell'impossibilità di controllare il sangha, decise per lo scisma, seguito dai monaci Kokālika, Samuddadatta, Katamorakatissa e Khandadeviyāputta, oltre a qualche centinaio di discepoli favorevoli a una regola monastica più austera. Il Buddha non vietò maggiore austerità, ma ritenne che dovesse applicarsi solo su base volontaria, non come regola.

Il Buddha quindi inviò mwbfiSāriputta e Moggallāna presso Devadatta. Questi gli lasciarono credere che avessero abbandonato il Buddha, e non appena ebbero l'attenzione di tutti i suoi seguaci li convinsero della necessità di interrompere lo scisma e rientrare nel sangha. Una volta rimasto solo Devadatta vomitò sanguecite-ref-59[56]. Dopo nove mesi Devadatta si mise in cammino per incontrarsi con il Buddha, ma il terreno si aprì e sprofondò nell'inferno mwbfcAvīcicite-ref-60[57].

Il parinirvāṇa del Buddha

Dopo aver passato l'ultimo mwbgevassa nel monastero di Venuvana il Buddha si recò nuovamente a Rajgir. Lì il sovrano mwbgiAjātashatru, per mezzo del suo ministro Varśakāra, gli chiese un vaticinio per la sua progettata guerra contro la repubblica dei mwbgmVriji. Il Buddha rispose che, finché questi fossero stati rispettosi della tradizione assembleare e il popolo contento, non sarebbero stati vinticite-ref-61[58]. Quindi, salito sul Picco dell'Avvoltoio, il Buddha predicò ai monaci le 49 regole monastiche che avrebbero dovuto seguire per mantenere in vita il mwbggsangha.

Salutato dalla nobiltà del Magadha e dal ministro Varśakāra, il Buddha e i monaci si diressero quindi verso i territori dei Lichchavi più a settentrione, predicando nei vari villaggi in cui facevano sosta. Giunti a mwbgsPātaligrāma il Buddha pensò che:

«

Mi accadde di attraversare questo fiume [il

Gange

] sur una navicella; oggi non conviene che col mezzo medesimo torni a passarlo. Il Buddha è ormai maestro nel trasportar gli uomini all'altra riva; perrocchè insegna a tutti il modo di traversar l'oceano delle esistenze

»

Quindi tutti i monaci si ritrovarono sulla sponda settentrionale del Gangecite-ref-63[60], a Koṭigrāma. Lì malattie e carestie infuriavano e, polemicamente, fu chiesto al Buddha come mai anche dieci suoi mwbhsfedeli laici fossero morti. Il Buddha preconizzò che quella sarebbe stata la loro ultima esistenza e di altri trecento predisse solo altre sette rinascite prima di giungere alla perfezione.

«

Tutti i viventi moriranno; come in pari modo tutti i

buddha

, dai tempi passati fino al presente sono ormai nel

Nirvāna

: e oggi a me, fatto Buddha, spetta la stessa sorte

»

Giunto nei pressi di mwbimVaiśālī fu invitato a pranzo dalla cortigiana Amarpālī, assieme a tutti i monaci, rifiutando un analogo invito dei nobili Lichchavi, che avevano rivolto l'invito solo successivamente.

Il Buddha decise di soggiornare nei pressi di mwbiuVaiśālī ma, per non pesare troppo sulla popolazione locale oppressa dalla carestia, diede ordine ai monaci di disperdersi in tutte le direzioni, mantenendo accanto a sé solo mwbiyĀnanda. Lì il Buddha annunciò ad Ānanda che entro tre mesi sarebbe entrato nel mwbicparinirvāṇa. Diede inoltre ordine ad Ānanda di ricordare tutti i suoi discorsi, in modo da ripeterli poi qualora dei monaci li avessero dimenticati. Ripreso quindi a vagare nella pianura del Gange il Buddha tenne numerosi discorsi ricapitolando tutti i temi principali della sua dottrina.

Giunto a mwbikPāvā fu invitato a pranzo da un certo Cundacite-ref-65[62], lì tenne un discorso sui monaci, alcuni dei quali "sono malvagi come le erbacce in un campo" e ammonendo a non considerare la veste, ma il cuore retto come segno di eccellenza.

Lasciata la casa di Cunda e diretto a mwbi8Kuśināgara il Buddha si sentì male e, sedutosi, chiese ad Ānanda di procurargli dell'acqua. Passò quindi un nobile, Pukkusa, che donò un tessuto giallo affinché il Buddha potesse coricarvisi. Quindi disse ad Ānanda che fu il cibo di Cunda a condurlo alla fine, e che l'indomani sarebbe dovuto andare a ritrovarlo per ringraziarlo e che non piangesse per questo, ma che se ne rallegrasse.

Giunse allora il monaco Kapphina che chiese al Buddha di rimandare la sua estinzione, al che il Buddha rispose che:

«

Come le case degli uomini, col lungo andare del tempo, rovinano, ma il suolo dove erano resta; così resta la mente del Buddha, e il suo corpo rovina come una vecchia casa.

»

Nel frattempo giunsero monaci e laici da Kuśināgara, avvertiti da Ānanda che entro la mezzanotte il Buddha sarebbe entrato nella totale estinzione. Chiesero quali fossero le ultime volontà in merito alle spoglie. Il Buddha, dopo aver risposto, chiese ai monaci se vi fossero ancora dei dubbi in merito alla dottrina, dicendo che era la loro ultima occasione per poterli dissipare. I monaci risposero che non vi erano punti oscuri e che tutto era a loro chiaro.

Secondo la tradizione, Siddharta Gautama morì a mwbjuKuśināgara, in mwbjyIndia, a ottant'annicite-ref-66[63], nel mwbjs486 a.C. circondato dai suoi discepoli, tra i quali l'affezionato attendente prediletto mwbjwĀnanda, al quale lasciò le sue ultime disposizioni. Tradizionalmente si riportano le sue ultime parole:

«

Handa dāni, bhikkave, āmantayāmi vo: "vayadhammā saṅkhārā appamādena sampādethā"ti

.

»

«

Ricordate, o monaci, queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Dedicatevi con diligenza alla vostra propria salvezza!

»

Quindi il Buddha si stese vòlto a settentrione, reclinato sul fianco destro, e spirò.

La cremazione

La descrizione dei riti funerari, mwbkwsarīrapūjā, che accompagnarono la cremazione di Gautama Buddha sono strettamente correlati con la successiva venerazione per le reliquie, mwbk0mwbk4sarīra (sanscrito: mwbk8śarīrāḥ), e vanno intese come rappresentazione del valore che queste hanno in ambito buddista. Si assiste anche a uno slittamento semantico dal corpo fisico di Gautama alla rappresentazione dello stato di buddhità fornito dalle sarīracite-ref-68[65].

Il clan dei Malla di Kuśināgara approntò un funerale degno di un mwblusovrano universale: il corpo fu avvolto in cinquecento pezze di cotone e immerso in una vasca di ferro (mwblytaila-droṇī)cite-ref-69[66] piena d'olio. Quindi, con l'accompagnamento di una folla che portava ghirlande di fiori, ballava e suonava, il corpo attraversò la città. Passarono sette giorni prima che si approntasse la pira funerariacite-ref-70[67]. Questo diede tempo a mwbl8Mahākassapa, il più autorevole dei monaci dopo la morte, avvenuta poco prima, di mwbmaSāriputta e Mahāmoggallāna, di giungere a Kuśināgara e prendere parte ai riti funebri.

Ānanda, dopo essere stato per tutta la vita l'attendente del Buddha Gautama, si fece carico anche di tutta l'organizzazione delle cerimonie inerenti al suo corpo. Il giorno della cremazione, nell'ultimo saluto, diede la precedenza alle donne Malla di Kuśināgara: furono loro le prime a mwbmmcircumambulare Gautama, lanciare fiori e bagnare di pianto i suoi piedi. Quindi, contrariamente alle prescrizioni mwbmqbrahmaniche, il corpo fu portato in processione dentro la città (da Ānanda, il re di Malla, mwbmuŚakra e mwbmyBrahmācite-ref-71[68]).

La mwbmwpira fu accesa da Mahakassapa, con un simbolismo inverso, dato che usualmente in India i mwbm0sannyasin non vengono cremati ma rilasciati nei fiumi. È vestito come un principe, quando fu proprio l'abbandono della sua veste principesca che aveva marcato l'origine della ricerca spirituale che lo aveva portato a divenire un Buddhacite-ref-72[69].
Una volta estinto il fuoco furono raccolte le mwbnmsarīra e conservate in una scatola d'oro al centro Kuśināgara.

La notizia della scomparsa del Buddha e della permanenza delle sarīra attirò una intensa competizione per impossessarsene: oltre ai Malla di Kuśināgara le reclamarono anche i Malla di mwbnuPāvā, il re mwbnyAjātashatru del mwbncMagadha, i Bulaka di Calakalpa, i Krauḍya di mwbngRāmagrāma, i mwbnkbrahmini di Viṣṇudvīpa, i Lichchavi di mwbnoVaiśālī e i Śākya di mwbnsKapilavastu. Le richieste furono sottolineate dall'invio di eserciti a Kuśināgaracite-ref-73[70].

Il Brahmano Droṇa fu scelto come arbitro: divise le mwboesarīra in otto parti per gli otto pretendenti, per sé tenne l'urna (mwboikumbha) con cui aveva eseguito la partizione, le ceneri della pira andarono al brahmano Pippalāyana, giunto dopo la cremazione. Una volta distribuite le sarīra ciascuna parte costruì un grande mwbomstūpa per venerarle. Lì rimasero finché il sovrano mwboqAśoka non le aprì per ri-suddividerle e diffonderle in stūpa eretti in tutto l'mwbouimpero Maurya.

Pensiero filosofico e dottrina religiosa

La vita del Buddha nell'Occidente medievale

Barlaam e Josaphat

La storia della vita del Buddha, nota come la mwbo4Storia di Barlaam e Josaphat, in particolare la parte della profezia alla nascita fino alla fuga dal palazzo, giunse in Europa fin dal medioevo, attraverso una serie di traduzioni che inserirono numerosi elementi non buddisti e parabole edificanti.

La leggenda narra del principe indiano Josaphat, recluso dal padre negli agi del palazzo reale per impedire che la predizione della sua conversione al cristianesimo si avveri. Una sua breve fuga all'esterno gli permette la visione di un malato, un lebbroso e di un funerale. Sconvolto dalla sofferenza del mondo incontra Barlaam, un asceta che lo converte al cristianesimo e con cui, alla fine di molte traversie e della fuga definitiva dal padre, trascorrerà molti anni di ascesi nel deserto fino alla morte.

La filogenesi, non lineare, delle traduzioni comincia con quelle in mwbpepersianocite-ref-74[71]cite-ref-75[72], mwbpoarabo e mwbpsgeorgiano nell'VIII secolo, poi in mwbpwgreco e mwbp0latino XI secolo (attribuita a mwbp4Giovanni Damasceno)cite-ref-76[73]. Quindi fu la volta della traduzione mwbqmebraica di Abraham ibn Chisnai, ebreo di Barcellona (? - 1240)cite-ref-77[74]. Da questa nacque una lunga tradizione di versioni mwbqgspagnole che furono molto diffuse nel XIII secolocite-ref-78[75]. Ma la diffusione in tutta Europa è ben evidente dalla traduzione in mwbq0islandese già nel 1204cite-ref-referencea-79-0[76].

Barlaam e Josaphat vengono inseriti tra i santi cristiani almeno dal XIV secolo: la più antica citazione si trova nel mwbrgCatalogus Sanctorum di mwbrkPetrus de Natalibus, mwbrovescovo di mwbrsJesolo tra il 1370 e il 1400cite-ref-80[77]. La canonizzazione fu ratificata nel mwbsaMartyriologium di mwbsePapa Sisto V (1585-1590) che assegna loro il giorno del 27 novembre.

In Europa il primo studioso ad accorgersi dell'origine buddista della storia fu Édouard René de Laboulaye nell'articolo "Les Avâdanas" sul mwbsmJournal des Debats del 26 luglio 1859cite-ref-referencea-79-1[76].

In precedenza, nel 1612, il viaggiatore portoghese mwbskDiogo do Couto, dopo aver raccolto informazioni nello mwbsoSri Lanka, si era convinto, al contrario, dell'origine cristiana del buddismo, proprio a causa della similitudine della vita del Buddha con quella di San Iosaphat. In seguito l'ebraista Steinschneider aveva intuito, senza poterlo provare, l'esistenza di un collegamento inverso.cite-ref-81[78]cite-ref-82[79]

Il nome mwbtqJosaphat viene da mwbtuJoasaf, mwbtyYodasaph è a sua volta corruzione (da un errore greco: ΥΩΑΑΣΑΦ per ΥΩΔΑΣΑΦ) dell'arabo mwbtcYūdasatf, a sua volta da mwbtgBodisat, con una storpiatura della lettera iniziale "B" (بـ) con la "Y" (يـ) a causa della somiglianza delle mwbtklettere arabe. mwbtoBodisat viene dal mwbtssanscrito mwbtwbodhisattva, termine con cui nella letteratura buddista ci si riferisce al Buddha storico prima della sua illuminazionecite-ref-referencea-79-2[76].

mwbuiBarlaam è invece una storpiatura da mwbumbhagavān, "Signore", termine con cui nella letteratura buddista ci si riferisce al Buddha.cite-ref-83[80] Quindi il personaggio letterario del Buddha si sdoppia letteralmente in due pur mantenendo l'impianto della storia.

Sagamoni Borcan

L'unica altra fonte sulla vita del Buddha per gli europei nel Medioevo fu fornita da mwbvaMarco Polo. Nel capitolo CLXXIX de mwbveIl Milione, dedicato all'isola di Seilan, l'odierno Sri Lanka, in cui Polo fece sosta nel suo viaggio marittimo di ritorno dalla mwbviCina, il viaggiatore veneziano descrive nei dettagli la vita di mwbvmSagamoni Borcancite-ref-84[81]. Il nome viene dalla storpiatura di "mwbvgŚākyamuni bhagavan", ovvero il Buddha. In questo caso la vicenda narrata è molto vicina all'originale storia tradizionale buddista, mentre nel finale è il padre che, dopo la morte di Sagamoni Borcan, ne promosse il culto innalzandogli statue d'oro e diffondendo la voce che:

mwbvomorì ottantaquattro volte e tutte le volte reincarnandosi in un animale: la prima volta in un bue, poi in un cavallo poi in un cane; all'ottantaquattresima volta dicono che morì e divenne dio. Per gli idolatri è lui il più gran dio che abbiano, il primo, dal quale discesero poi gli altri.cite-ref-milione-85-0[82]

Marco Polo, evidentemente colpito dalla storia, commentò:

mwbwe[...] visse là tutta la sua vita austeramente e castamente facendo molta astinenza. E certo se fosse stato cristiano sarebbe stato un grande santo in compagnia di Nostro Signore Gesù Cristo.cite-ref-milione-85-1[82]

Gautama Buddha nell'induismo

Gautama Buddha, ovvero il fondatore del buddismo, antica religione che si pone in alternativa alla cultura religiosa hindū, viene da questa inteso come mwbwgmwbwkavatāra di Viṣṇucite-ref-86[83], questo considerato Dio, la Persona suprema, il mwbw4Bhagavat. Tale lettura corre lungo tre interpretazioni teologiche: da una parte i testi più antichicite-ref-87[84] indicano il Buddha mwbxmavatāra di Viṣṇu manifestatosi per ingannare e quindi condurre a rinascite sfavorevoli i suoi seguaci, qui intesi come traditori dei mwbxqVeda; una seconda interpretazione, presente in testi più recenti, tale mwbxuavatāra è inteso in modo positivo ovvero per insegnare la non-violenza (mwbxyahiṃsā, astenersi dall'uccidere), soprattutto nei confronti degli animali, e la gentilezza d'animo; in una terza interpretazione, che integra la seconda, Viṣṇu si manifesta come Buddha per essere adorato dai negatori del suo essere Dio, il mwbxcBhagavat, ovvero da coloro che negano la supremazia alla divinità.

La vita di Gautama Buddha secondo la storiografia contemporanea

L'indagine storico-critica della figura di Gautama Buddha si avviò a partire dalla fine del XIX secolo. Studiosi come mwbycThomas William Rhys Davids (1843-1922), Caroline Augusta Foley Rhys Davids (1857-1942) e mwbykHermann Oldenberg (1854-1920) analizzando il mwbyoCanone buddista scritto in lingua pāli cercarono di eliminarne gli evidenti contenuti mitici per tentare una ricostruzione storica della figura del fondatore del mwbysBuddismo. Tale approccio è tuttavia oggi ritenuto superatocite-ref-88[85] e se anche la maggioranza degli studiosi ritiene l'esistenza storica di Gautama Buddha un fatto acclaratocite-ref-89[86] considera estremamente difficile ricostruirne la vita e, persino, stabilire con certezza il periodo dell'esistenza.

Scarse sono infatti le testimonianze storiche circa la vita del fondatore del mwbzuBuddismo e controverse sono le stesse date. Risulta pertanto arduo separare leggenda e realtà e collocare storicamente le vicende della vita del mwbzyBuddha, poiché i riscontri a noi pervenuti non sono sempre attendibili. Gran parte delle fonti sono infatti posteriori di almeno duecento anni rispetto agli eventi della vita di Siddhartha Gautama. In più, le cronache storiche indiane non sono rigorose nel separare eventi reali dal mito e dalla leggenda.

Tutte le fonti tradizionali concordano tuttavia sul fatto che Siddhārtha Gautama sia vissuto per ottanta anni.

• Secondo le cronache singalesi riportate nel mwbzoDīvapaṃsa e nel mwbzwmwbz0Mahāvaṃsa Siddhartha Gautama sarebbe nato 298 anni prima dell'incoronazione del re indiano mwbz4Aśoka e morto (mwbz8mwbaaparinirvāṇa) 218 anni prima dello stesso evento. Queste cronache indicano come il 326 a.C. l'anno della salita al trono da parte di questo re indiano. In base a questa tradizione, diffusa nei paesi buddisti mwbaetheravāda (Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Cambogia e Laos), Siddhārtha Gautama sarebbe nato nel 624 a.C. e morto nel 544 a.C.cite-ref-90[87]
• Gli studiosi occidentali e indiani, seguendo fonti greche, spostano la data dell'incoronazione di mwbacAśoka al 268 a.C. e quindi ritengono che Siddhārtha Gautama sia nato nel 566 a.C. e morto nel 486 a.C.
• Studiosi giapponesi e lo studioso tedesco Heinz Bechertcite-ref-91[88] seguendo fonti indiane riportate nei canoni buddisti mwba4cinese e mwba8tibetano che attestano la nascita di Siddhārtha Gautama 180 anni prima della incoronazione di Aśoka e la sua morte 100 anni prima, le incrociano con le fonti greche e giungono invece a ritenere che l'anno di nascita del fondatore del Buddismo sia il 448 a.C. mentre la morte sia avvenuta nel 368 a.C.

Altro non si può sostenere e, come ricorda mwbbeÉtienne Lamottecite-ref-92[89], il tentativo di ricostruire o tracciare la vita di Gautama Buddha è «una impresa priva di speranza».

L'unica cosa che si può affermare con contezza è quindi che il Buddha visse in India in un periodo compreso tra il VI e il IV secolo a.C. comunque proprio in quel particolare periodo a cui mwbbcKarl Jasperscite-ref-93[90] ha dato il nome di "mwbbwperiodo assiale" della storia mondiale.

«In questo periodo si concentrano i fatti più straordinari. In Cina vissero

Confucio

e

Lǎozǐ

, sorsero tutte le tendenze della filosofia cinese, meditarono

Mòzǐ

,

Zhuāng Zǐ

,

Lìe Yǔkòu

e innumerevoli altri. In India apparvero le

Upaniṣad

, visse Buddha e, come in Cina, si esplorarono tutte le possibilità filosofiche fino allo

scetticismo

e al

materialismo

, alla

sofistica

e al

nihilismo

. In Iran

Zarathustra

propagò l'eccitante visione del mondo come lotta fra bene e male. In Palestina fecero la loro apparizione i profeti, da

Elia

a

Isaia

e

Geremia

, fino a

Deutero-Isaia

. La Grecia vide

Omero

, i filosofi

Parmenide

,

Eraclito

e

Platone

, i poeti

tragici

,

Tucidide

e

Archimede

. Tutto ciò che tali nomi implicano prese forma in pochi secoli quasi contemporaneamente in Cina, in India e nell'Occidente, senza che alcuna di queste regioni sapesse delle altre. La novità di quest'epoca è che in tutti e tre i mondi l'uomo prende coscienza dell'"

Essere

" nella sua interezza (

umgreifende

: ulteriorità onnicomprensiva), di se stesso e dei suoi limiti. Viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza. Pone domande radicali. Di fronte all'abisso anela alla liberazione e alla redenzione. Comprendendo coscientemente i suoi limiti si propone gli obiettivi più alti. Incontra l'assolutezza nella profondità dell'essere-se-stesso e nella chiarezza della trascendenza,. Ciò si svolse nella riflessione. La coscienza divenne ancora una volta consapevole di se stessa, il pensiero prese il pensiero ad oggetto.»

(Karl Jaspers, in Vom Ursprung und Ziel des Geschichte. Artemis, Zurigo 1949; Piper, München 1949 (1983); trad. it., Origine e senso della storia, a cura di A. Guadagnin, Comunità, Milano, 1965, pag.20.)

In altri termini, nel periodo assiale, sembra che l'umanità abbia fatto un incredibile salto nell'approfondimento della conoscenza di sé e si sia operata una trasformazione globale dell'essere umano a cui, sempre secondo Jaspers, «si può dare il nome di spiritualizzazione».

Premesso ciò, della vita di Gautama Buddha possiamo ricostruire solo un quadro piuttosto generico: fu un rinunciante e asceta, unitamente ad altri rinuncianti indiani ebbe una visione "critica" del mondo e delle sue "illusioni" e praticò e predicò delle tecniche meditative (mwbcemwbciyoga). Predicò anche una vita comunitaria tra rinuncianti disciplinata da alcune precise regole e raccolse intorno a sé altri monaci, ma anche laici, che ne seguivano gli insegnamenti. Fu senza dubbio una personalità carismatica.

A questo quadro, gli storici Frank E. Reynolds e Charles Halliseycite-ref-94[91] aggiungono alcune altre informazioni che, nella loro peculiarità e specificità, ritengono difficilmente "inventate" dalla successiva tradizione; per questi autori è molto probabile che Gautama Buddha:

• appartenesse alla casta degli mwbcomwbcskṣatriya;
• nacque nel mwbc0clan degli Śākya;
• fosse sposato ed ebbe un figlio;
• abbracciò la vita di asceta itinerante senza il permesso del padre;
• andò incontro ad un fallimento quando per la prima volta comunicò la sua esperienza dell'illuminazione;
• rischiò di perdere la guida della comunità da lui fondata a causa di un suo cugino che propose delle regole maggiormente ascetiche;
• morì in un luogo remoto dopo aver mangiato del cibo avariato.

Iconografia

Sebbene il Buddismo non sia mai stato attraversato da correnti iconoclaste, per i primi secoli fu rigorosamente aniconico, rappresentando il Buddha Gautama solo attraverso simboli: l'impronta del piede, una delle punte del mwbegTriratna, la mwbekRuota del Dharma, uno stūpa, un mwbeoloto. Ciascun simbolo rappresenta un particolare della biografia di Gautama.

A partire dal I secolo, per ragioni ancora non chiarite, si sviluppò, sia in bassorilievi che in statuaria a tutto tondo, la rappresentazione iconica del corpo del Buddha storico, basata per lo più sui mwbewtrentadue segni maggiori di un Buddha così come erano andati codificandosi nella letteratura religiosa. Il mwbe0clima dell'India non ha permesso la sopravvivenza di pitture buddiste, con la notevole eccezione del ciclo pittorico di mwbe4Ājanta.

Con la diffusione del Buddismo nell'mwbfaAsia centrale, nell'mwbfeEstremo Oriente e nel mwbfiSudest asiatico l'iconografia del Buddha si evolse in accordo con lo sviluppo dell'arte locale, mantenendo forti connotati conservatori e di riconoscibilità. La gestualità delle rappresentazioni, sia nei mwbfmmudrā sia nella postura del corpo, mantiene il significato della rappresentazione legato a specifici momenti della vita e della azione del Buddha: la nascita, l'illuminazione, il primo sermone, il parinirvana, rendendole un linguaggio perfettamente riconoscibile in ambito buddista, al di là delle specifiche tradizioni sorte nel corso del suo sviluppo storico e dottrinario.

Nella cultura di massa

Sono 2 i film ispirati a Buddha: mwbfymwbfcPiccolo Buddha, mwbfg1993, di mwbfkBernardo Bertolucci e mwbfoTathagatha Buddha: The Life & Times of Gautama Buddha (Hindi: बुद्ध), 2007 di Allani Sridhar.

Nel manga di mwbfwmwbf0Record of Ragnarok, Buddha è un dio che combatte al torneo del mwbf4Ragnarok con gli umani.

Note

Annotazioni

cite-note-1N 1. L'errata trascrizione "Siddharta" al posto della corretta Siddhartha è diffusa unicamente in Italia per un errore (in seguito corretto nel 2012) nella prima edizione del mwbgcromanzo di mwbggHermann Hesse. La grafia "Siddarta" è invece la forma italianizzata del nome originario.
cite-note-2N 2. In mwbgwitaliano scritto anche Budda. In italiano arcaico era conosciuto come Gotamo Buddho: mwbg0Sette discorsi di Gotamo Buddho tradotti da K. E. Neumann e G. De Lorenzo, Bari, 1922, Gius. Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librari, collana Biblioteca di Cultura Moderna.
cite-note-3N 3. È conosciuto anche come Gautama Buddha, Buddha storico, Buddha Śākyamuni (शाक्यमुनि, mwbheŚākyamuni, "il saggio dei Śākya").

Fonti

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cite-note-52. Nelle altre lingue asiatiche il nome del mwbh4Buddha Śākyamuni viene così reso: mwbh8mwbiain mwbiecinese come: 釋迦牟尼 mwbiiShìjiāmóuní mwbimin mwbiqcoreano come: 석가모니 mwbiuSeokgamoni o mwbiySŏkkamoni mwbicin mwbiggiapponese come: 釋迦牟尼 mwbik Shakamuni mwbioin mwbisvietnamita come: mwbiwThích ca mâu ni mwbi0in mwbi4tibetano come: mwbi8Shākya thub-pa
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cite-note-9087. Altre tradizioni offrono ulteriori datazioni: mwb8umwb8ysecondo la cronaca tibetana mwb8cPhu-lugs, Siddhārtha Gautama sarebbe vissuto tra il 961 a.C. e l'881 a.C. mwb8ksecondo le tradizioni giapponesi delle scuole Jodō shinshū e mwb8sNichiren Shōshū, che riprendono a loro volta alcune tradizioni cinesi, Siddhārtha Gautama sarebbe vissuto tra il 1061 a.C. e il 949 a.C.
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Voci correlate

• mwb-uBuddha
• mwb-cBuddismo

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Collegamenti esterni

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• mwcaaIntroduzione al Buddismo, su cesnur.org. a cura del CESNUR
• mwcaiBuddismo tra Arte e Culto, su artericerca.it. URL consultato il 1º settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2013).
• mwcaqRaccolta di traduzioni inglesi dei sutra del Tripitaka, su accesstoinsight.org.